Fabio Lupo, direttore sportivo con oltre 20 anni di carriera tra Serie A e Serie B e ultima esperienza al Cosenza Calcio, è intervenuto alla nostra consueta trasmissione “Il Calcio Calabrese Night”. L'ex Palermo ha analizzato a 360° il momento del Catanzaro, la situazione di Cosenza e non solo.

Di seguito le sue dichiarazioni:

Sul Catanzaro e sulla sconfitta con il Mantova:

«L'organico del Catanzaro è assolutamente di livello. Bisogna dire, inoltre, che nella prestazione negativa dei giallorossi molti meriti vanno attribuiti anche al Mantova, che ha giocato veramente in maniera spettacolare, aggredendo gli avversari, senza mai farli respirare e sfruttando i punti deboli del Catanzaro, oltre alla situazione psicologica della squadra.

Diamo quindi merito anche al Mantova. Come ho detto, però, il Catanzaro ha a disposizione un organico che gli permette di guardare al futuro non dico con ottimismo, ma sicuramente con un pizzico di fiducia, basato su un dato concreto: la qualità della rosa».

Sulla «sindrome» da finale playoff persa:

«Purtroppo molto spesso accade che chi perde una finale playoff rimanga con la testa in quello spogliatoio, pensando più a dove avrebbe potuto essere che a dove si trova effettivamente. Di conseguenza, le partenze e le stagioni successive diventano spesso particolarmente complicate per le squadre che vivono questo tipo di situazione.

Basta pensare al Bari di Polito che, dopo aver sfiorato la Serie A per sette secondi, si è ritrovato l'anno successivo ad affrontare una stagione particolarmente difficile, culminata addirittura con la retrocessione.

La sindrome della finale playoff è un fenomeno davvero particolare, con una componente psicologica molto pesante, capace di influenzare l'intera squadra. Purtroppo, anche il Catanzaro sembra essere caduto in questa trappola, ma c'è ancora tutto il tempo per recuperare».

Sulla situazione del Cosenza:

«La situazione ambientale del Cosenza è davvero molto complicata. Non vedo margini di recupero, perché si è creata una frattura che considero ormai insanabile. A mio giudizio, è il risultato di un atteggiamento completamente sbagliato da parte della proprietà e di chi gestisce la società: una gestione che è sempre stata distante, più orientata ad allontanarsi dall'ambiente e dalla tifoseria che ad avvicinarsi.

Parliamo di una tifoseria che ama profondamente la propria squadra e che dimostra un rispetto che non sempre si trova altrove. Per quello che ho potuto vedere, chi lavora nel mondo del calcio sa bene quanto il Cosenza rappresenti per la propria gente. Nonostante il grande amore dei tifosi, c'è sempre stato il giusto distacco.

La proprietà e chi gestisce il club, però, non hanno mai fatto un passo verso la tifoseria, né mostrato un reale senso di autocritica per cercare di venirle incontro. Una tifoseria che, onestamente, meriterebbe di più, non necessariamente sul piano dei risultati sportivi, con la Serie A o una promozione, ma soprattutto sul piano del rispetto.

Credo che questo rispetto stia venendo meno. Le stagioni possono andare male, si può retrocedere e possono accadere tante cose nel corso di una gestione pluriennale. Tuttavia, tendere la mano e accettare almeno il confronto con l'ambiente sarebbe il minimo, oltre che un atto doveroso nei confronti di una piazza con le caratteristiche di Cosenza».

Su Gorgone:

«Mi auguro che il Catanzaro non debba separarsi dal suo tecnico, perché significherebbe che è iniziato un ciclo positivo di risultati. Lo dico per l'amicizia che mi lega a Ciro Polito e per la stima che nutro nei confronti di Gorgone, che sta oggettivamente attraversando un momento di difficoltà, ma che considero comunque un ottimo allenatore.

In questi momenti, però, è importante individuare la figura giusta, e questa valutazione può essere fatta soltanto da chi vive quotidianamente lo spogliatoio.

Dico sempre che scegliere un allenatore è un po' come chiamare un medico per farsi curare: bisogna individuare lo specialista giusto. Se hai un problema al cuore, puoi anche rivolgerti al miglior ortopedico del mondo, ma non sarà la persona più adatta. Potrebbe bastare un buon cardiologo, e viceversa.

La cosa più importante, quindi, è capire quale sia il problema della squadra: caratteriale, morale, psicologico oppure tattico. È una diagnosi che, sono sicuro, Ciro (Polito, ndr) saprà certamente formulare».

Sezione: Primo piano / Data: Ven 16 ottobre 2026 alle 22:05
Autore: Rosario Cardile
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