Dalla grande stagione del Catanzaro fino all'esperienza vissuta con il Ragusa, passando per le realtà calabresi e il tema della valorizzazione dei giovani nel calcio italiano. Ai nostri microfoni è intervenuto Francesco Marra Cutrupi, team manager ed area tecnica del Ragusa Calcio, che ha analizzato il percorso delle squadre calabresi nell'ultima stagione e raccontato la sua esperienza in Sicilia, soffermandosi anche sui tanti talenti emergenti e sugli allenatori che meritano una chance nei grandi palcoscenici.

Sul Catanzaro: “Sicuramente è stata una stagione incredibile del Catanzaro sotto tanti punti di vista. Sia il direttore Ciro Polito che mister Aquilani hanno fatto un lavoro veramente straordinario. Ha pagato tantissimo la programmazione della famiglia Noto, da anni alla guida della società, e che sta regalando ai tifosi un clima di gioia, serenità e festa stagione dopo stagione”.

Continua Marra Cutrupi: “Probabilmente il Catanzaro, all'inizio, ha pagato un po' il fatto di doversi ambientare e ha avuto bisogno di tempo per carburare. Alla fine, però, il lavoro di Aquilani credo sia stato veramente importante: la valorizzazione di tantissimi giovani ne è la prova. Il direttore Polito è un dirigente navigato, che conosce benissimo la categoria e che, secondo me, merita anche molto di più per quello che ha costruito in questi anni, raccogliendo meno di quanto effettivamente meriterebbe”.

Aquilani è pronto per la Serie A? “Assolutamente sì, perché ha proposto idee e un calcio che ha fatto divertire e che, sinceramente, in Serie A ho visto veramente poco negli ultimi anni. Allo stesso tempo ha avuto il coraggio di lanciare in campo tanti giovani, perché non dimentichiamo che il Catanzaro è andato a giocarsi le partite di questi playoff con ragazzi come Alesi e Favasuli, entrambi classe 2004, Liberali classe 2007. Mi viene da pensare anche a Frosinini, che ha segnato in finale, e a Verrengia: tutti ragazzi giovanissimi che, secondo me, possono fare le fortune del Catanzaro. Nel corso dell'anno non ci si è fatti problemi a buttare nella mischia anche Rispoli, classe 2006. Poi, la ciliegina sulla torta, dal punto di vista tattico e motivazionale, è stata la preparazione della partita di ritorno contro il Monza. Se non hai quella predisposizione e quella cura del dettaglio, una partita del genere non la prepari arrivando a un soffio da una rimonta che sarebbe rimasta nella storia del calcio”.

Sulla proprietà Noto: “È composta da persone fisiche, una delle pochissime rimaste in Italia e non facente capo a fondi stranieri, cosa sempre più rara nel calcio italiano. Io credo che tanto passi dalle loro scelte nel corso degli anni: Magalini, Foresti, Vivarini, Polito, Caserta, Aquilani, la volontà di puntare tanto sui giovani e di realizzare una serie di plusvalenze. Alla fine, il peso delle scelte della famiglia Noto è sempre stato l'ago della bilancia di questa stagione del Catanzaro. Sembra quasi un loop che si ripete: un Catanzaro che all'inizio ha difficoltà a carburare e poi prende il via. Quest'anno la Serie A è mancata veramente per un soffio e la programmazione della famiglia Noto è stata fondamentale”.

Un passaggio su Cosenza e Crotone: “Sicuramente a Cosenza è stato fatto un grande lavoro dal punto di vista gestionale perché, nel corso dell'anno, lavorare in un ambiente caldo come quello di Cosenza e senza tifosi non è stato per niente facile. Va fatto veramente un plauso al direttore Domenico Roma e a mister Buscè per quello che hanno fatto. Credo che la partita di Casarano, dal punto di vista del risultato, lasci un po' il tempo che trova. È stata un accumulo di tutto ciò che è stato vissuto durante la stagione, di tutte le difficoltà incontrate. Il direttore Roma non ha avuto tanto tempo per operare e ci sono state, ripeto, numerose difficoltà. La sua bravura è stata soprattutto quella di lasciare un bilancio positivo e una squadra che è arrivata comunque quarta, senza pubblico. Un lavoro incredibile, soprattutto dal punto di vista della gestione. Per quanto riguarda il Crotone, credo che quest'anno abbia raccolto veramente tanto dal punto di vista della proposta di gioco, delle idee e della valorizzazione dei giovani, in continuità con quanto fatto negli ultimi anni con Emilio Longo in panchina. Sono usciti dai playoff da imbattuti contro la Casertana e c'è stato un lavoro importante da parte del direttore generale Raffaele Vrenna, molto bravo anche lui nel corso della stagione. Ci sono stati tanti giovani valorizzati, come Novella e Maggio. Leggo di qualche difficoltà dal punto di vista societario e mi dispiace tantissimo perché stimo la famiglia Vrenna e spero possa risolvere queste problematiche e riportare il Crotone in alto”.

Buscè e Longo potrebbero giocarsi le loro carte in cadetteria? “Tra i due, dico che Buscè è un po' più avanti, sempre per quella proposizione di idee. Lo vedo più pronto rispetto a Longo. Quest'ultimo, secondo me, sta facendo un buon lavoro e ha alle spalle tanta gavetta, ma Buscè è un po' più avanti in termini di idee. Se ci pensiamo, nelle ultime tre stagioni ha sempre raggiunto grandi risultati: terzo posto a Vibo Valentia, vittoria della Coppa Italia Serie C a Rimini e quarto posto a Cosenza, uscendo ai playoff contro un Casarano stratosferico”.

I giocatori, sia di Cosenza che di Crotone, che potrebbero ambire alla Serie B:

“Dal punto di vista dei giocatori del Crotone, Maggio merita di ritornare in Serie B, ma anche Musso può veramente dire la sua in cadetteria. Lo stesso vale per Florenzi, Emmausso e Contiliano del Cosenza. Ci sono tanti giocatori di queste due squadre che meritano attenzione. È chiaro che adesso dovranno essere bravi sia le società sia i calciatori a continuare questo percorso”.

Sulla delusione Reggina:

“Ha sprecato l'occasione della stagione la Reggina per salire in Serie C: a mio avviso è il grande. Dal punto di vista dell'area tecnica c'è stata un po' di improvvisazione e sono stati commessi tanti errori, anche nella scelta dell'allenatore. La Reggina non può pensare di fare la comparsa in Serie D. Andrà capito adesso se andrà in porto questa operazione con Rizzetta. Me lo auguro, perché ho visto come ha lavorato a Campobasso e con il Napoli Basket. Spero con tutto me stesso che la Reggina vada nelle mani di Matt Rizzetta e che venga costruita una squadra all'altezza. A prescindere da chi sarà il responsabile dell'area tecnica, mi auguro che la Reggina possa tornare a calcare altri tipi di palcoscenici. Quest'anno l'ho affrontata due volte con il Ragusa e porto con me una grande amarezza per la partita di ritorno, nella quale giocammo una grande gara e perdemmo 0-1 con il gol di Girasole. Mi auguro, e auguro a tutto il popolo di Reggio Calabria, che la Reggina possa ritornare dove merita di stare”.

I giocatori più interessanti in casa amaranto, e che magari potrebbero ambire alla Serie C?

“Distratto e Domenico Girasole, per me, sono due giocatori che non c'entrano nulla con questa categoria. Il primo mi ha impressionato per prontezza, qualità e personalità. Girasole non lo scopro certo adesso e credo che sia un valore aggiunto per qualsiasi squadra. Penso che sia veramente pronto a tornare in Serie C, categoria che ha già calcato con la maglia del Potenza”.

Sull'annata a Ragusa: “Un bilancio sicuramente super positivo per quelle che erano le risorse a disposizione. Ci siamo salvati ai playout contro una squadra come il Messina, siamo stati secondi in classifica nel girone d'andata per il progetto Giovani D Valore, quinti per età media su 162 squadre di Serie D, abbiamo collezionato 16 clean sheet stagionali e lanciato tanti giovani in campo, compreso un classe 2009 che ha totalizzato 14 presenze. È un bilancio super positivo e credo che questa sia una stagione che mi rimarrà nel cuore per sempre. Le emozioni che ho provato al fischio finale contro il Messina sono qualcosa di impagabile: il calcio difficilmente ti regala emozioni di questo tipo. È stato un anno gratificante, formativo e soprattutto importante per quello che sarà il mio percorso futuro. Vedremo dove”.

Infine, passaggio anche sul duro momento del calcio italiano: 

“Credo di riprendere un po' le parole che ha detto Ciro Polito al termine di Catanzaro-Monza. Penso che, se il calcio italiano non si accorge dei vari talenti e non trova un po' più di coraggio, stia andando nella direzione sbagliata. Mi vengono in mente Aquilani e Abate, tecnici che stanno facendo benissimo in Serie B e che spero possano approdare presto in Serie A. Così come giovani come Liberali, Favasuli e tanti allenatori emergenti che mi capita di incontrare in Serie D e in Eccellenza. C'è voglia di giocare, di crescere e di emergere, ma servirebbe molto più coraggio. E questo deve partire proprio dalle categorie inferiori, da progetti come quello del Ragusa, che hanno la volontà e il coraggio di lanciare tanti giovani. È questo che può fare la differenza”.

Sezione: Primo piano / Data: Ven 05 giugno 2026 alle 08:45
Autore: Rosario Cardile
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