Dalla Serie B al futuro della Reggina, passando per il Catanzaro ed il progetto di solidarietà che lo ha riportato in riva allo Stretto. Ospite de Il Calcio Calabrese TV, Roberto Breda ha affrontato diversi temi: il calcio italiano e la necessità di investire sul futuro, la situazione della Reggina, il ruolo di Claudio Lotito, le scelte tecniche del club e il legame, mai spezzato, con i colori amaranto. L'ex centrocampista e allenatore ha raccontato anche l'emozione di essere tornato a Reggio Calabria per partecipare a un'iniziativa promossa dall'associazione Attendiamoci, che ha accolto una scuola calcio palestinese in città.

Sul suo salto a Reggio Calabria: “Sono tornato tra amici proprio per salutare tutti dopo tanto tempo. Era un po' che non venivo qui. Mi è stata data l'opportunità di partecipare a un progetto veramente bello, perché sono amico di un'associazione che si chiama Attendiamoci, nata grazie ai ragazzi di Reggio, che hanno anche una casa a Gerusalemme. Sono riusciti a organizzare l'accoglienza, qui a Reggio Calabria, di una scuola calcio palestinese e, quando mi è stata data questa opportunità, ho subito accettato perché è una bellissima esperienza”.

Sul campionato cadetto: “La Serie B, ma più in generale il calcio italiano, ha bisogno di cambiare mentalità e di andare a lavorare sul futuro. Ogni anno, in B, riparti da zero e non devi dare per scontato nulla. Lo Spezia insegna: da una finale playoff persa alla retrocessione dell'anno successivo. Ci vuole competenza, bisogna lavorare tanto: è l'unica maniera per dare sostenibilità a un club, o ai club che fanno parte della Serie B”.

Sulla storia Catanzaro-Turati e sul neo allenatore Gorgone: “Su Turati faccio fatica a dare un'opinione perché è una situazione talmente anomala che bisognerebbe avere qualche informazione in più e capire cosa lo abbia portato a questo tipo di scelta. È vero che ha rinunciato all'opportunità più allettante, che era Catanzaro, una squadra che aveva disputato una finale playoff in Serie B. Gorgone è un allenatore che ad Arezzo ha fatto molto bene, a Pescara ha fatto un percorso importante, ha avuto una squadra in crescita e adesso riparte con un progetto completamente nuovo, però con una struttura societaria che sa lavorare e che ha dato continuità di risultati in un campionato come la Serie B, dove è difficile mantenersi a certi livelli. Poi ogni anno, in B, bisogna stare veramente attenti a parlare: prima bisogna fare i fatti e poi si può dire qualcosa. Secondo me i presupposti ci sono e il fatto che la scelta sia arrivata dopo l'annuncio di Turati vuol dire che, in ogni caso, era già un allenatore attenzionato e che c'erano già dei contatti”.

L'arrivo di Lotito a Reggio Calabria: “Sono d'accordo sul fatto che la presenza di un presidente come Lotito, simpatico o antipatico che possa essere, rappresenti certamente una forma di garanzia. Basta vedere il lavoro che ha fatto a Salerno, dove li portò in Serie A. Adesso la normativa sta un po' cambiando con il discorso della multiproprietà e non so come, e fino a quando, potrà portarla avanti. Certamente ha la competenza, la forza economica e credo anche l'ambizione di puntare a determinati risultati. Reggio è una piazza che deve tornare al più presto a fare certi tipi di campionati, perché vederla lì è un sacrilegio”.

Sulla delicata situazione in casa Cosenza: “Se c'è un momento in cui andare contro la piazza, sicuramente è l'inizio della stagione, perché in ogni caso puoi lavorare e perché, alla fine, sono i risultati quelli che contano. Un conto è adesso, un conto è quando si inizia a giocare. È logico che, se hai la piazza contro, il margine di errore sia veramente piccolo e quindi devi essere bravo a partire bene e a sfruttare al massimo le opportunità che ti offre l'inizio del campionato”.

Infine un'ultima considerazione, carica di affetto, verso Reggio Calabria: “Se oggi faccio l'allenatore è merito della Reggina, merito di Lillo Foti e di Giacchetta, che mi hanno pescato quando avevo smesso di giocare. Mi hanno dato l'opportunità prima nel settore giovanile e poi di fare due anni e mezzo in prima squadra. Torno sempre volentieri. È logico che, passando accanto al Granillo, ci sia amarezza, perché non viene utilizzato come dovrebbe e perché Reggio non disputa i campionati che meriterebbe”.

Ritornerebbe a Reggio Calabria? “Il cuore direbbe subito sì, la testa no, perché so quanta passione c'è e quanto sono grato alla Reggina. So che è una situazione tosta e che non è semplice”.

Sezione: Primo piano / Data: Mar 14 luglio 2026 alle 12:26
Autore: Rosario Cardile
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