Nicola Amoruso, ex bomber della Reggina, è intervenuto ai microfoni di Radio Serie A per ripercorrere i momenti più importanti della sua carriera. 

Nel racconto della sua storia calcistica non poteva mancare ovviamente l’esperienza in amaranto, e in particolare la stagione famosa per la penalizzazione di -15 punti, poi ridotti a -11. 

Ecco le sue dichiarazioni a riguardo:

“All’inizio partimmo con una penalizzazione pesantissima: meno quindici punti per Calciopoli, poi ridotti a undici nel corso della stagione. È un’annata che ho impressa nella memoria. Con Rolando Bianchi segnammo 35 gol in due: io 17, lui 18. A livello europeo eravamo, se ricordo bene, la seconda coppia più prolifica dopo Messi e Ronaldinho. E nonostante tutto riuscimmo a salvarci. Con quei punti tolti avremmo potuto chiudere tranquillamente al settimo o ottavo posto.

Fu un cammino davvero particolare, iniziato in un clima di totale sconforto. L’allenatore era Walter Mazzarri. Forse proprio quella sensazione iniziale di rassegnazione, di nulla da perdere, ci ha permesso di crescere poco alla volta e di esprimere un calcio di altissima qualità. C’è una partita che mi è rimasta dentro più di tutte: contro la Roma di Spalletti, fortissima, con Totti. A Reggio Calabria pioveva a dirotto, segnai un gran gol e vincemmo 1-0. Da lì cambiò qualcosa nella nostra testa.

Da quel momento partì una rincorsa incredibile, culminata nella sfida contro il Milan, che era diretto verso la finale di Champions League. Vincemmo anche quella e scoppiò una festa pazzesca, una di quelle destinate a restare nella storia della città. Reggio Calabria vive di calcio, ha una tradizione importante in Serie A. Vederla oggi così in basso fa male e spero davvero che possa tornare dove merita.

Parlando di Mazzarri, ricordo una gara chiave contro l’Empoli. All’intervallo eravamo sotto 3-0. Negli spogliatoi lui fu straordinario: niente urla, niente caos. Rimase lucido, ci diede fiducia, ci ricordò il percorso che avevamo fatto. Tornammo in campo con un’altra anima e finì 3-3. Una rimonta nata dal cuore.

In momenti così i giocatori non hanno bisogno di rimproveri, ma di qualcuno che sappia toccare le corde giuste.

Secondo me Mazzarri è stato un allenatore molto sottovalutato, sia per le idee di gioco sia per la gestione del gruppo. È arrivato in grandi squadre in momenti complicati, ma nella preparazione delle partite era eccezionale. Vive il calcio con una passione totale. Forse non sempre riusciva a esprimere fino in fondo ciò che sentiva, e questo lo ha penalizzato. Ma ancora oggi ci sentiamo e parliamo spesso di calcio. Esperienze del genere creano legami che durano una vita. E quando incontro Rolando Bianchi, con cui oggi lavoro, è impossibile non tornare con la mente a quelle emozioni”.

Sezione: Reggina / Data: Ven 23 gennaio 2026 alle 20:04
Autore: Rosario Cardile
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