Il Cosenza ha deciso di affidarsi al TAR Calabria per contestare la decisione del Comune di negare la licenza d'uso dello stadio San Vito-Gigi Marulla. Il club chiede l'annullamento del provvedimento e della sospensione della convenzione che gli impedisce di utilizzare l'impianto durante i lavori di riqualificazione. In subordine, qualora il ricorso non venisse accolto, la società domanda un indennizzo superiore a un milione di euro per gli interventi effettuati sullo stadio negli ultimi anni.
Il ricorso, che dovrebbe essere esaminato il 29 luglio, è stato presentato dai legali Bernardo Giorgio Mattarella, Francesco Antonio Caputo, Flavio Iacovone, Christian D'Orazi e Stefano Castellana Soldano.
Il nodo della convenzione
Oltre al diniego della licenza d'uso, il Cosenza impugna anche la sospensione della convenzione disposta dal Comune, efficace dal 17 agosto 2026 fino al 31 dicembre 2027.
Secondo il club, quella definita come una semplice "sospensione" avrebbe in realtà gli effetti di una revoca della concessione, svuotando di fatto il contratto sottoscritto nel 2023 e valido per cinque anni. Una decisione che la società ritiene sproporzionata e dannosa non solo per il club, ma anche per la tifoseria e per l'intera città.
Contestata la competenza del Comune
Uno dei principali motivi del ricorso riguarda la legittimità dell'atto amministrativo. Per il Cosenza, la convenzione era stata approvata dal Consiglio comunale e, di conseguenza, anche un'eventuale sospensione o revoca avrebbe dovuto essere deliberata dallo stesso organo, non da un dirigente comunale.
Da questa presunta irregolarità deriverebbe anche l'illegittimità del successivo diniego della licenza d'uso, fondato proprio sulla sospensione della convenzione.
«I lavori erano compatibili con l'attività sportiva»
La società contesta inoltre la motivazione con cui il Comune ha giustificato la chiusura dello stadio, sostenendo che il progetto di riqualificazione prevedeva fin dall'inizio soluzioni organizzative capaci di consentire la prosecuzione dell'attività sportiva durante il cantiere.
Nel ricorso si evidenzia come il progetto di fattibilità tecnico-economica interessasse principalmente le nuove curve, lasciando utilizzabile il resto dell'impianto. Anche il disciplinare di gara premiava le proposte in grado di limitare le interferenze con allenamenti e partite ufficiali.
Per questo motivo, secondo il Cosenza, l'Amministrazione avrebbe dovuto pretendere dall'impresa aggiudicataria un'organizzazione dei lavori coerente con tali obiettivi, anziché optare per la chiusura totale dello stadio.
Dubbi sul progetto esecutivo
Il club sottolinea inoltre che il progetto esecutivo richiamato dal Comune non sarebbe stato ancora verificato né validato. Di conseguenza, non potrebbe costituire il presupposto per un provvedimento così incisivo.
Qualora tale progetto imponesse davvero la sospensione completa delle attività sportive, esso risulterebbe, secondo la società, in contrasto con il progetto originario e con l'offerta tecnica presentata dall'impresa vincitrice dell'appalto.
Il passaggio davanti alla Commissione di Vigilanza
Nel ricorso viene richiamata anche la riunione della Commissione Provinciale di Vigilanza sui Locali di Pubblico Spettacolo del 10 giugno 2026. La Commissione, infatti, non ha espresso alcun giudizio sull'agibilità dell'impianto, limitandosi a rilevare l'assenza di profili di propria competenza e a ricordare la necessità di presentare entro il 31 luglio i certificati di idoneità statica.
Per il Cosenza, questo dimostrerebbe che non esiste alcun accertamento formale di inagibilità tale da giustificare il blocco delle attività sportive.
Richiesto anche un indennizzo
La società ricorda di aver sostenuto negli ultimi anni lavori di manutenzione straordinaria e adeguamento dello stadio per un valore complessivo di 1.008.911 euro, al netto di IVA e spese generali.
Se il TAR dovesse ritenere legittima la sospensione della convenzione, il club chiede che il Comune venga condannato a riconoscere un indennizzo di almeno pari importo, corrispondente al valore delle opere realizzate e non più recuperabili.
L'urgenza della decisione
Nel ricorso è stata presentata anche un'istanza cautelare. Il Cosenza sostiene che disputare le gare casalinghe allo stadio "Ezio Scida" di Crotone rappresenti soltanto una soluzione temporanea, destinata a provocare gravi danni sportivi, economici e d'immagine.
La società chiede quindi al TAR di sospendere immediatamente gli effetti dei provvedimenti impugnati, consentendo il ritorno al San Vito-Marulla fino alla decisione definitiva.
La vicenda sarà con ogni probabilità affrontata nell'udienza del 29 luglio. Fino ad allora, lo stadio di Crotone resterà la sede designata per le partite interne del Cosenza nella prossima stagione di Serie C.
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