Dalla stagione del Crotone al momento difficile del calcio italiano, passando per Cosenza, Catanzaro e Reggina. Beppe Ursino, storico direttore sportivo che ha legato il suo nome soprattutto ai successi del Crotone al fianco del presidente Gianni Vrenna, analizza, ai nostri microfoni, senza giri di parole il campionato delle calabresi, elogia il lavoro di Aquilani e Polito e torna anche sul problema del calcio italiano. Un’intervista ricca di spunti ed esperienza, con lo sguardo di chi nel calcio ha vissuto tanto, tantissimo tempo da protagonista.
Sul suo Crotone: “Ha fatto un campionato, secondo me, giusto in base alla squadra che c’era. Sinceramente poteva fare qualcosa in più, però, puntando sui giovani, è stato comunque un campionato positivo”.
L'era Longo si può dichiarare terminata? “Questo non lo posso giudicare, perché per giudicare un allenatore bisogna essergli vicino, vederlo lavorare quotidianamente. Dall’esterno sembra un allenatore preparato, però nei momenti cruciali si è un po’ perso. Si vede comunque che è un bravo allenatore”.
Sul presidente rossoblù Vrenna: “Gianni Vrenna è un grande presidente: siamo stati insieme 27 anni, anche di più. È una persona eccezionale, ci siamo sempre rispettati e, allo stesso tempo, abbiamo ottenuto risultati straordinari. È una persona seria, a modo, un grande presidente”.
Quali giocatori la convincono di più in casa Crotone? “A me piacciono Maggio, Vinicius e Zunno. Sono i giocatori che mi hanno impressionato di più, oltre a Gomez che, secondo me, cambierà aria: dopo tre anni è giusto che faccia una nuova esperienza”.
Sul Cosenza: “Potevano fare di più. Certamente, dopo il mercato di gennaio, sono andati via giocatori importanti e la squadra, secondo me, si è un po’ indebolita. Anche se hanno preso qualcuno lì davanti, era una squadra che poteva dare qualcosa in più. Buscè è stato bravo: lavorare in quelle condizioni è difficilissimo e lui ha fatto un grande lavoro. Io penso che, se il pubblico fosse stato vicino alla squadra, sicuramente non sarebbe finita in quel modo”.
Anche in casa Cosenza, quali giocatori la convincono di più? “Florenzi è sicuramente un giocatore che può stare in Serie B, poi aggiungo Cannavò e Langella”.
Focus sulla passata stagione, con lo stesso direttore Ursino in forza al Cosenza: “Penso che la cosa determinante della scorsa stagione sia stata, prima di tutto, il cambio dell’allenatore (Alvini): parliamo di un tecnico molto bravo, che aveva conquistato la promozione in Serie A con il Frosinone. Poi hanno inciso anche i quattro punti di penalizzazione. Prima della penalità la squadra era nella parte alta della classifica; dopo quei quattro punti ho visto molto scoraggiamento negli spogliatoi. Secondo me da lì è partita anche la contestazione continua contro la società, con pochi tifosi allo stadio. Altrimenti penso che la squadra si sarebbe salvata”.
Sul magico Catanzaro e sul suo condottiero Aquilani: “Per quanto riguarda questa squadra, bisogna dare atto all’allenatore di aver fatto un grandissimo lavoro. È una squadra che, dall’inizio fino a oggi, è sempre migliorata. Si vede chiaramente la mano del tecnico, soprattutto dal punto di vista tattico. È un allenatore bravo, che sa leggere la partita. La squadra è forte e mi auguro che riesca a superare anche l’ostacolo del ritorno contro il Palermo, perché merita di fare la finale e di andare in Serie A: ha fatto un campionato straordinario. Quando arrivano grandi risultati, il merito è della società, soprattutto quando lascia lavorare e crea entusiasmo. È quello che succedeva quando c’ero io a Crotone. È una proprietà importante e adesso stanno raccogliendo i frutti del lavoro fatto”.
Sul grande operato di Ciro Polito: “Ha fatto un lavoro straordinario. Ciro lo conosco benissimo: è molto preparato, uno che sa individuare i giocatori. Penso che in questa squadra abbia un grande merito, cioè quello di aver trovato giovani davvero molto bravi”.
Domanda di rito: quali giocatori la convincono di più anche in casa Catanzaro? “Sicuramente Rispoli, Liberali e Favasuli. Poi quest’anno hanno fatto una grandissima stagione anche Petriccione e Pontisso. Senza dimenticare Iemmello e Cissè, che è stato venduto al Milan. Sono tutti giocatori che si sono messi in evidenza”.
Sulla Reggina: “Sugli amaranto voglio dire due parole: l’ho sempre detto, una città come Reggio Calabria non merita di stare in Serie D per quattro anni consecutivi. È una città che ha fatto tanti anni di Serie A, oltre alla Serie B; una città straordinaria, con tifosi straordinari. Chi di dovere dovrebbe farsi un esame di coscienza, perché non si può restare quattro anni in Serie D”.
Sul duro momento del calcio italiano: “Per quanto riguarda il calcio italiano, ormai si è detto di tutto e di più. Non andare ai Mondiali per la terza volta consecutiva sarebbe una cosa gravissima. Io penso che, se non si cambiano i regolamenti e non si fa una riforma seria dei campionati, succederà sempre così. Ci sono troppi stranieri: ci sono squadre senza nemmeno un italiano in Serie A, in Serie B, in Serie C e addirittura in Serie D e nei campionati minori. Sto vedendo tante partite e ci sono davvero troppi stranieri. I giovani italiani ci sono, bisogna solo dargli la possibilità di giocare. Se gli si dà spazio, vedrete che l’Italia tornerà ai vecchi fasti. Ma senza giocare è difficile costruire una Nazionale forte. Ho visto recentemente due squadre Primavera con quasi tutti stranieri: così non va bene”.
In conclusione, la rivedremo nel calcio? “No, mi piace andare a vedere le partite, mi piace fare qualche consulenza. Tornare a fare quello che facevo prima no: ho una certa età ed è giusto che siano i giovani ad andare avanti. Però mi piace osservare le partite, selezionare determinati giocatori e, se qualche società ha bisogno di una consulenza, sono a disposizione”.
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