Nella puntata di Novantesimo e Dintorni, andata in onda come ogni lunedì sera su GS Channel (canale83), tra gli ospiti in collegamento  anche l'ex difensore della Reggina, Pietro Matà, il quale ha raccontato la sua affascinante storia da calciatore che lo ha visto partire dai campi di Terza Categoria  e arrivare al calcio professionistico, vestendo la maglia della Reggina, squadra della sua città. Ad accorgersene di Pietro fu il professore Franco Scoglio, che all'epoca ricopriva il ruolo di direttore sportivo nella società amaranto e decise di puntare su questo giovane forte centrale difensivo.

Pietro Matà: “Sono arrivato al professionismo, vestendo la maglia della Reggina, squadra della mia città, attraverso una lunga e dura gavetta iniziata sui campi di Terza Categoria tra le fila del Modena. E’ stato il professore Franco Scoglio ad accorgersi di me e portarmi alla Reggina, dove lui ricopriva il ruolo di direttore sportivo. Lui fu anche il mio insegnante di Educazione Fisica a scuola. Ti assicuro che tornavamo in aula piuttosto provati per quanto ci faceva lavorare.  La mia esperienza alla Reggina risale ai primi anni ottanta, si puntava sull’esperienza con giocatori del calibro di Arcoleo, Piga, e tanti altri, guidati da Adriano Buffoni. All’epoca i giovani non giocavano con la facilità di oggi, non c’era un regolamento ad imporlo, infatti giocavi se eri davvero bravo oppure dovevi sperare nell’assenza di qualche compagno più esperto. Ricordo tra i giovani più talentuosi di quella Reggina, Scarrone, credetemi era uno spettacolo vederlo in allenamento. Per me è stato un grande traguardo far parte di quella squadra che si apprestava a disputare il campionato di Serie C. Dico questo, perché a differenza di altri non sono partito dalle trafile di un settore giovanile e quindi per il livello elevato di quegli anni mi sento fiero di essermi ritagliato un piccolo spazio in quel calcio e in quella Reggina. Quella Serie C era molto più competitiva rispetto a quella attuale, su questo non c’è dubbio, ma soprattutto la gavetta e la meritocrazia erano valori che venivano premiati. Purtroppo ho dovuto lasciare il calcio professionistico all’età di 26 anni  a causa di un brutto infortunio, ma ricordo con piacere l’esperienza in Serie D con la maglia dell’Igea Virtus e non solo. I metodi di allenamento erano tosti anche all’epoca, infatti si correva davvero tanto e di questo ne ho avuto beneficio fino a tarda età quando poi ho giocato nei vari campionati dilettantistici. Il professore Scoglio per me è stato davvero importante, dispiace che ci abbia lasciato troppo presto, perché ritengo che ancora oggi avrebbe potuto dare tantissimo a questo calcio. La Lfa Reggio Calabria? Per motivi personali non sto avendo modo di seguirla, mi auguro possa centrare i play off e vincerli. La cosa che mi piacere di più, è che tornasse a chiamarsi Reggina , come è giusto che sia. Reggio Calabria non merita la Serie D, nel modo più assoluto e categorico”.

Sezione: Primo piano / Data: Mar 06 febbraio 2024 alle 15:47
Autore: Rocco Calandruccio
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