In esclusiva ai nostri microfoni, Ugo Napolitano, ex difensore di Cosenza e Reggina, il quale fa delle interessanti considerazioni sulla situazione attuale delle due squadre che lo hanno visto protagonista nel corso della sua importante carriera da calciatore.
Ciao Ugo, a Cosenza la tifoseria è delusa e arrabbiata. Secondo te da dove ripartire il Cosenza per tentare il pronto ritorno in cadetteria?
“Dispiace tantissimo per il Cosenza, questa retrocessione si sarebbe potuta evitare, correggendo la rosa nei punti giusti, invece la società ha perseverato negli stessi errori. Una società di calcio è come un’azienda, se non c’è un progetto è difficile che i risultati possano arrivare. La salvezza miracolosa ottenuta nella stagione precedente doveva servire da lezione, ma si è preferito illudersi che si sarebbe potuta ripetere. I tifosi sono giustamente arrabbiati e delusi, chi non ha il Cosenza dentro non lo può capire, infatti il presidente Guarascio non è tifoso e di conseguenza non può mettersi nei panni della tifoseria rossoblu. Cosenza ha tradizione, non merita la Lega Pro, non gli appartiene proprio. Auguro il meglio al Cosenza, che possa tornare al più presto in cadetteria, perché lo merita l’intera piazza che vive di amore e passione per la propria squadra”.
La Reggina riparte da Alfredo Aglietti, pensi che con il suo arrivo in panchina gli amaranto potranno centrare la zona play off?
“Aglietti è un buonissimo allenatore, ha fatto bene ovunque è stato, ha il vantaggio di conoscere l’ambiente ed è ben voluto dai tifosi per i suoi trascorsi da giocatore. Ritengo che la società stia facendo bene nel lavorare in silenzio e con intelligenza. Per poter fare un campionato da protagonista è necessario puntare su giovani interessanti e giocatori funzionali ed esperti della categoria, perché servono anche gli elementi d’esperienza quando nell’arco di una stagione subentrano le difficoltà. Se ci saranno tutti questi presupposti credo che la Reggina può starci benissimo tra le prime otto posizioni “.
Rispetto a quando giocavi tu, dove vedi cambiato questo calcio?
“Ai miei tempi era tutto diverso, eravamo diversi caratterialmente più semplici e molto uniti. Pensa che ancora con gli ex compagni nelle squadre in cui ho giocato ci sentiamo ancora attraverso i vari gruppi whatsapp. Questo ti fa capire che eravamo e siamo ancora oggi come dei fratelli, aiutandoci l’uno con l’altro. Oggi noto che i giocatori pensano a se stessi, per non parlare questo uso sfrenato dei social. Vedo tristemente ragazzi che non hanno ancora dimostrato nulla, atteggiarsi da fenomeni, insomma è tutto cambiato. In alcune squadre mancano i leader anche per questo motivo, perché ognuno pensa esclusivamente a se stesso. In fine dei conti, il calcio non è nient’altro che lo specchio della società civile che stiamo vivendo”.
Riguardo i tuoi progetti futuri cosa bolle in pentola?
“Collaboro insieme a Ciro Muro, quest’anno insieme abbiamo lavorato alla Frattese, dove abbiamo guidato i ragazzi del 2004, poi a causa della pandemia siamo stati costretti a dover interrompere le attività. Dal primo luglio faremo insieme a Ciro come ogni anno lo stage, con la partecipazione di tanti ragazzi. Vedremo successivamente il da farsi per la prossima stagione. Attualmente mi sto divertendo a giocare qui a Napoli un torneo di calcio amatoriale che durerà fino alla fine di luglio. E’ un torneo per over 50, che vede la partecipazione di tanti ex giocatori professionisti e non, ma è bello perché ti dà la possibilità di conoscere tante persone che stanno al di fuori del calcio, mi riferisco a medici, avvocati, imprenditori, insomma ci divertiamo”.
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