In esclusiva ai nostri microfoni, Bruno ‘Maciste’ Bolchi, tecnico di navigata esperienza e timoniere della prima storica promozione in Serie A conquistata dalla Reggina nella stagione 1998/1999. Nel corso dell’intervista, il tecnico milanese ha fatto il punto riguardo il campionato cadetto e sul momento attuale della sua ex Reggina, ricordando la promozione nella massima serie degli amaranto .

Salve mister, che idea si è fatto di questo campionato di Serie B e sul momento attuale della sua ex Reggina ?

‘ Posso dire che questo campionato lo conosco bene, avendolo vissuto per tanti anni da allenatore, conquistando anche alcune promozioni. La Serie B ,storicamente è sempre stato un campionato incerto e lo sarà ancor di più quest’anno. E’ un campionato dove può succedere davvero di tutto. Riguardo la Reggina, ritengo tutto sommato che abbia avuto un avvio discreto, specie se consideriamo che è una matricola. Chiaro che il tifoso vorrebbe vedere la propria squadra vincere sempre, ma la Serie B  è diversa dalla Serie C, ogni campionato ha un suo valore.  Bisogna fare in primis un campionato dignitoso poi si vedrà, anche perché è raro centrare il doppio salto. Io c’ero riuscito con il Bari, ma non è un evento che accade di frequente. Alla piazza di Reggio che porto nel cuore, dico soltanto di sostenere la squadra come solo loro sanno fare, di avere pazienza che i risultati arriveranno ‘.

Tra sue tanti promozioni conquistate in carriera c’è anche quella con la Reggina, dove lei tornò dopo diversi anni riuscendo a pilotare gli amaranto nelle ultime sei giornate ad una storica promozione nella massima serie. La squadra veniva dalla pesante sconfitta in casa del Chievo, qual è fu il suo segreto che portò quella Reggina ad abbracciare la storia ?

‘ Tra le promozione conquistate in carriera, sono più affezionato a quella ottenuta con la Reggina, soprattutto per come è avvenuta. Ero stato chiamato sul finale di campionato, quella Reggina era una buona squadra che aveva fatto già di suo un bel campionato. Io avevo solo portato un po’ di tranquillità, contribuendo a centrare qualcosa di storico. Guardavo ieri sera la serie su Totti, la scena dell’ultima partita della Roma decisiva per la conquista dello scudetto, con i tifosi posizionati a bordo campo già a 15 minuti dalla fine pronti per festeggiare, ma con il rischio di far sospendere la partita e far  perdere il campionato alla propria squadra. Pensavo alla stessa scena quando giocammo l’ultima gara a Torino,  i nostri tifosi pronti ad invadere il campo prima del fischio finale, ma per fortuna anche lì andò tutto bene e alla fine festeggiammo un qualcosa di storico ‘.

Sezione: Primo piano / Data: Mar 17 novembre 2020 alle 20:33
Autore: Rocco Calandruccio
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