La vittoria nel derby contro il San Costantino ha regalato alla Stella Mileto, club di Prima Categoria, una domenica da ricordare. Un successo arrivato in rimonta, dal peso importante non soltanto per la classifica, ma anche per il morale di un gruppo giovane che continua a lavorare con entusiasmo e ambizione. Con i tre punti conquistati, la formazione miletese è salita a quota 11, raggiungendo il terzo posto in classifica. Dai sogni, fino agli obiettivi, da costruire con calma e piedi per terra, perché chi corre e non programma nel calcio di oggi inciampa.

Un risultato che coinvolge un'intera comunità, come sottolinea la presidentessa Sharon Muzzopappa, intervenuta ai nostri microfoni. Nel corso dell'intervista diversi i temi toccati, dal significato della vittoria nel derby alle ambizioni stagionali, passando per il ruolo delle donne nel calcio e le difficoltà del movimento dilettantistico calabrese. Spazio anche alla storia personale e familiare della presidentessa, che oggi porta avanti l'eredità dello zio Saverio, storico fondatore della Stella Mileto.

Il derby contro il San Costantino: che significato ha avuto questa vittoria per la Stella Mileto e per tutta la comunità di Mileto?

«I derby credo siano partite a sé. E vincerlo così in rimonta, con Artusa entrato dalla panchina, è stata un'emozione oltre che una carica assurda. Venivamo da un pareggio immeritato sul campo di Gioiosa e questo ci ha dimostrato che abbiamo carattere e che abbiamo tutte le carte in regola per affrontare un buon campionato. Ieri credo abbiamo regalato questa gioia ai nostri tifosi, perché non ha vinto solo la Stella Mileto, ma tutto il paese».

Con 11 punti e il terzo posto in classifica, quali sono gli obiettivi stagionali? Possiamo parlare di ambizioni importanti?

«Assolutamente sì, ma con i piedi per terra. Il nostro obiettivo a inizio stagione era chiaro: costruire un gruppo solido e provare ad arrivare in alto. Abbiamo una rosa giovane, da Cugliari in porta a Spina, che ieri ha giocato una partita importante, a giocatori come Artusa che entra e ti risolve la partita. È un gruppo che ha tanta voglia di lavorare.

L'ambizione importante c'è, ma non vogliamo fare proclami. La nostra forza deve essere l'umiltà, ma se continuiamo con questa fame credo che potremo toglierci delle belle soddisfazioni».

Il calcio è ancora un ambiente prevalentemente maschile, soprattutto nei ruoli dirigenziali. Cosa significa per lei essere una donna alla guida di una società calcistica? E quale consiglio darebbe a una ragazza che sogna di intraprendere questo percorso?

«Essere una donna alla guida di una società calcistica non è sempre facile. All'inizio era strano, ma Mileto è casa mia, non posso lamentarmi di nulla. I miei ragazzi sono fantastici, ridiamo, scherziamo, ormai sono abituati alla mia presenza. Non mi hanno mai fatta sentire "strana", mi hanno accolto sin da subito.

A una ragazza che vorrebbe fare questo direi: se lo sogni, fallo. Il calcio ha bisogno anche di noi».

La sua presidenza arriva dopo la scomparsa di suo zio Saverio, storico fondatore della Stella Mileto. Quanto è stato importante raccogliere il suo testimone e quale responsabilità sente nel portare avanti questa storia?

«Mio zio Saverio non era solo il fondatore della Stella Mileto, è colui che ha tenuto in piedi tutto. Per molti era lui la Stella Mileto. Quando mi è stato proposto il ruolo ho capito che non dovevo prendere il suo posto, dovevo raccogliere il suo testimone. Mi ha lasciato una famiglia, una storia e una responsabilità verso un intero paese.

Lui oggi, sono sicura, sarebbe orgoglioso di vedere cosa stiamo costruendo. Ieri, nel giorno del suo compleanno, sono sicura che era in campo con noi a gioire della vittoria del derby.

La mia presenza vuole solo aggiungere un pezzetto a ciò che lui ha costruito. Tenere viva la Stella, come l'ha tenuta viva lui per una vita, e se ci riuscirò allora potrò dire di aver fatto il mio. Lui da lassù mi guida».

Cosa manca, secondo lei, al calcio dilettantistico calabrese per crescere davvero? E come si sta trovando in questo ambiente?

«Io sono arrivata da poco, quindi vivo questo mondo con occhi nuovi. Mi sto trovando benissimo e malissimo allo stesso tempo. Benissimo perché è un mondo di passione vera, nessuno lo fa per soldi, lo facciamo tutti perché ci crediamo. Malissimo perché mancano cose fondamentali come strutture adeguate (parlo in generale, non solo a Mileto, che per fortuna abbiamo un impianto nuovo da un paio di anni), manca il rispetto per chi ci mette la faccia e soprattutto mancano le visioni di squadra. Dovremmo condividere di più, anche tra società. Io dico che siamo tutti calabresi, dobbiamo aiutarci a vicenda e non farci la guerra».

Se dovesse descrivere la Stella Mileto con tre parole, quali sceglierebbe?

«Famiglia, cuore e appartenenza. Siamo tutti fratelli, non è solo una squadra, mettiamo il cuore ogni domenica anche quando va male, indossiamo la maglia per rappresentare l'intero paese».

Un'ultima domanda, forse la più emozionante: se suo zio Saverio fosse oggi in tribuna ad assistere a una vittoria come quella del derby, cosa gli direbbe?

«A mio zio gli avrei detto: "Ce l'abbiamo fatta, il campo era pieno, i ragazzi hanno lottato come piaceva a te, la tua Stella è ancora qui, è viva"».

Sezione: Primo piano / Data: Mar 03 novembre 2026 alle 09:00
Autore: Rosario Cardile
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