Vincenzo Vivarini torna a parlare e lo fa in esclusiva ai microfoni de Il Calcio Calabrese Night. Un'intervista intensa, ricca di riflessioni, ricordi e passaggi significativi, nella quale l'ex allenatore del Catanzaro ripercorre la straordinaria esperienza vissuta in giallorosso, racconta i retroscena della separazione con la società e analizza il presente della formazione calabrese. Non mancano considerazioni sulla sua filosofia calcistica, sul campionato di Serie B e sul futuro professionale.


Uno dei passaggi più interessanti riguarda proprio il modello di calcio costruito a Catanzaro, diventato un punto di riferimento per tanti allenatori e, secondo Vivarini, riproposto oggi anche da realtà importanti del panorama nazionale.
«Io penso che il calcio sia sempre in grande evoluzione. Ho fatto una tesi a Coverciano parlando proprio dell'evoluzione dei sistemi di lavoro e soprattutto dei sistemi tattici. Questo mi ha portato a cercare continuamente di aggiornarmi e di capire dove stia andando il calcio».


Una ricerca costante che ha trovato la sua massima espressione proprio durante l'esperienza sulla panchina giallorossa.
«Quello stile, quel modo di lavorare a Catanzaro, nasce proprio dalla mia curiosità e dalla voglia di aggiornarmi sempre. È chiaro che nasce molto dal calcio spagnolo, perché sono andato a riprendere alcuni concetti e principi di quella tipologia di lavoro. Devo ringraziare sempre il Catanzaro, la società che mi ha messo a disposizione le possibilità per poterlo attuare. Perché un conto è sapere cosa fare, un altro è riuscire a realizzarlo. E questo mi rende molto orgoglioso».


Vivarini sottolinea poi quanto sia complicato introdurre innovazioni nel calcio italiano, richiamando la storica contrapposizione tra Arrigo Sacchi e Giovanni Trapattoni.


«In Italia facciamo fatica ad accettare le innovazioni. Lo abbiamo visto ai tempi di Sacchi, quando c'era l'idea di Trapattoni, del calcio all'italiana, fatto di difesa e contropiede. Sacchi stravolse il calcio non soltanto dal punto di vista tattico, ma anche nei sistemi di allenamento. Eppure c'era sempre la diatriba tra Trapattoni e Sacchi. In Italia siamo fatti così, i cambiamenti li accettiamo un po' alla volta».
Poi il paragone destinato a far discutere: «Oggi il tipo di calcio che adottavamo a Catanzaro lo propone Fabregas al Como». Una frase che racchiude l'orgoglio del tecnico per un progetto capace, a suo giudizio, di lasciare un'eredità importante e ispirare altre realtà.
«L'addio a Catanzaro mi ha segnato. Con il senno di poi avrei fatto altre scelte»


L'intervista entra quindi nella sfera più personale. Il legame con Catanzaro resta fortissimo, così come le emozioni legate a una separazione che non ha lasciato indifferente l'allenatore.
«L'addio a Catanzaro per me è stato molto particolare. Come la gente teneva a me, io tenevo a loro. Devo dire che questo mi ha segnato un po'. Tutte le scelte successive erano scelte da fare, però è chiaro che magari, con il senno di poi, avrei fatto altro. Quando sbagli hai la possibilità di ragionare e magari, con l'esperienza che ho adesso, mi ritengo un tecnico più maturo rispetto a quando ero a Catanzaro».
Vivarini torna anche sulle circostanze che portarono alla fine del rapporto con il club giallorosso, spiegando come la decisione fosse maturata nella convinzione che un ciclo fosse ormai concluso.


«Da quando sono andato via ho fatto una dichiarazione e l'ho ribadita: era arrivato alla fine il ciclo. Lo dimostra la trattativa che abbiamo fatto con il presidente, che praticamente non è stata una trattativa, perché è durata dieci minuti».
Un epilogo differente rispetto ai precedenti confronti con la società.


«Era sempre stata una lotta. Anche dopo Padova la trattativa durò giorni, parlammo quattro o cinque giorni. Anche dopo aver vinto il campionato c'era sempre il dubbio: rimane o non rimane? Stavolta invece era arrivata l'ora di separarci».
Il tecnico non nasconde poi l'amarezza per quanto accaduto successivamente, soprattutto sui social.
«Abbiamo parlato un'ora, io sono andato via e poi sui social è successo il finimondo. Mille bugie, tutte invenzioni sul personale. Sono rimasto spiazzato, ma ho accettato serenamente perché quello che contava era il bene del Catanzaro. Non parlammo di soldi, né di altro. In entrambe le direzioni era quella la strada da prendere».


Parole che raccontano una separazione dolorosa sul piano umano, ma che Vivarini continua a considerare una scelta condivisa e legata alla conclusione di un percorso.


«Catanzaro, serve pazienza. Il pubblico può fare la differenza»
Lo sguardo si sposta poi sul presente dei giallorossi. Vivarini invita l'ambiente a non perdere fiducia e soprattutto a ritrovare quello spirito che, negli anni della sua gestione, aveva rappresentato un valore aggiunto.
«Sono io che devo ringraziare la città di Catanzaro, che mi ha permesso di fare quello che è stato fatto. Dal Catanzaro quest'anno non ci si poteva aspettare una partenza a razzo. Quando vai a rinnovare bisogna avere tanta pazienza».
Il messaggio più forte è rivolto proprio alla tifoseria.


«Ora bisogna stare tutti molto vicini a questa squadra, perché la cosa che ha sempre contraddistinto la piazza è stato l'entusiasmo del pubblico e la capacità di trasmetterlo a tutti. I calciatori che arrivano a Catanzaro riescono a rendere al massimo proprio grazie alla spinta importante dei tifosi, che sono straordinari».
Secondo l'ex allenatore, è soprattutto nei momenti complicati che una piazza deve dimostrare il proprio attaccamento.
«Adesso bisogna dimostrare un calore importante anche nelle difficoltà. Sono straconvinto che, se si riuscirà a ritrovare l'entusiasmo, questa squadra abbia ragazzi con potenzialità importanti per la Serie B. Quando ci saranno più tranquillità e serenità, si potrà tornare a fare bene e risalire subito».
Non manca un giudizio su Michele Mignani, tecnico che Vivarini considera una figura particolarmente adatta alla realtà giallorossa.
«Mignani era la migliore scelta che la società potesse fare. È un allenatore intelligente, bravo, una persona seria e rispettabile. È un equilibratore di squadre e può fare veramente bene».


«Serie B ancora apertissima. Il Palermo è fuori categoria»
Vivarini si sofferma anche sugli equilibri del campionato cadetto, sottolineando come la mancanza di continuità di molte squadre renda ancora difficile delineare gerarchie definitive.
«In Serie B può succedere ancora di tutto. Squadre che hanno continuità, a parte il Palermo, non ce ne sono. Il Palermo però è fuori categoria, ha alzato il tasso tecnico in modo esponenziale e sta facendo quello che si era ripromesso di fare».
Nell'analisi del tecnico trova spazio anche l'Ascoli, indicato come esempio di squadra con un'identità già definita.
«Vedo l'Ascoli, che è una squadra con una sua fisionomia, un suo modo di stare in campo. Il resto, in linea di massima, sta lavorando per ottenere quegli equilibri e quella continuità di risultati che servono. È un campionato ancora aperto a tutto, c'è bisogno di tempo».
Un torneo, dunque, nel quale secondo Vivarini la capacità di trovare stabilità e continuità potrebbe diventare decisiva nel lungo periodo.
Il futuro di Vivarini: «Ho bisogno del calore del Sud. Cerco una società che mi lasci lavorare»
Nella parte conclusiva dell'intervista, l'allenatore guarda avanti e non nasconde il desiderio di tornare a vivere un'esperienza coinvolgente come quella di Catanzaro. Pur essendo consapevole della difficoltà di ripetere un percorso così particolare, Vivarini individua nel calore delle piazze meridionali una componente fondamentale della propria idea di calcio.


«È chiaro che mi piacerebbe replicare quanto fatto a Catanzaro, però quello che abbiamo fatto è irripetibile. Perché Catanzaro è particolare, ha le sue qualità».
Il tecnico spiega poi quale ambiente potrebbe rappresentare la cornice ideale per una nuova avventura professionale.
«Le piazze del Sud riescono ad accendermi. Ho bisogno del calore della gente, di quell'entusiasmo che si riesce ad avere nelle squadre del Sud. Spero di riuscire a trovare una squadra che mi lasci lavorare, che mi dia tempo, come accaduto a Teramo e a Catanzaro».
Parole che confermano quanto l'esperienza calabrese sia rimasta centrale nella vita professionale e personale di Vincenzo Vivarini. Un'avventura che gli ha permesso di esprimere pienamente la propria filosofia calcistica e di costruire un rapporto profondo con una città e una tifoseria.
Tra l'orgoglio per il calcio proposto, l'amarezza per una separazione inevitabile e la consapevolezza maturata attraverso le esperienze successive, emerge il ritratto di un allenatore che non ha dimenticato Catanzaro.
Perché, al di là dei risultati e delle strade professionali che possono dividersi, il legame tra Vivarini e il popolo giallorosso resta uno dei capitoli più significativi della sua carriera.

Sezione: Primo piano / Data: Gio 05 novembre 2026 alle 16:25
Autore: Attilio Malena / Twitter: @attiliomalena
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